Oltre l’etica: dalla indignazione alla conversione

Mi sembra psicologicamente inevitabile che, prima di due o tre generazioni, l’Umanità sarà condotta in massa a porsi il problema del senso e del valore da dare a se stessa. Penso che ci troviamo alla vigilia di un punto critico, oltre il quale continueranno a cercare e a costruire (ossia a vedere) soltanto coloro che lo faranno religiosamente.

Questo testo di Pierre Teilhard de Chardin (d’ora innanzi TdC) è stato scelto quale spunto propizio per l’avvio di questa riflessione, che si muoverà a cavallo tra piano antropologico e piano religioso.

1. Spunti dalla Fenomenologia delle religioni

Il tema di questa presentazione suscita immediatamente una constatazione e un’osservazione. La constatazione è che tutte le fedi hanno ricorrenti ricadute etiche, riguardanti i loro valori, che comportano limiti e ambiguità. L’osservazione è che la corrente profetica ebraica presenta alcuni casi esemplari di indignazione: Elija (= mio Dio) è nel Vangelo Yohanan, il Battista (= Dio ha donato), Jeshua (= Dio salva). Questo esempio è estensibili ai messaggi del Bab (paragonabile al Battista) e di Bahá’u’lláh (paragonabile a Gesù). Ci sembra interessante ricordare la seguente chiave di lettura proposta da TdC: il fenomeno Religioso dentro al fenomeno Umano e questo nel fenomeno Evolutivo:

La funzione biologica della religione consiste nel dare una forma all’energia psichica libera nel Mondo. E la sola forma che lo sviluppo dell’Umanità possa accettare è quella di un movimento di costruzione e di conquista sfociante in qualche suprema unificazione dell’Universo … L’evento religioso è un fenomeno biologico, direttamente legato alla crescente liberazione dell’energia psichica terrestre. La sua curva non è dunque individuale o nazionale o razziale, ma umana. La religione, come la Scienza o la Civilizzazione, ha, se così si può dire, una ‘ontogenesi’ coestensiva alla Storia dell’Umanità. La vera religione (intendiamo con questo termine la forma religiosa in cui sfocerà un giorno il generale andare a tentoni dell’Azione riflessiva terrestre) è caratterizzata dunque, come ogni altra realtà di ordine ‘planetario’, dall’essere un ‘phylum’. I suoi inizi devono potersi seguire, risalendo, fino all’origine dei tempi. Ciò significa che ad un momento qualunque della durata umana (una volta superato, soprattutto, il periodo embrionale) una corrente privilegiata di pensiero ha dovuto, e deve ancora, rappresentare la fibra vivente che porta in sé (ad uno stadio più o meno visibile) la Fede nella quale sboccerà definitivamente l’Avvenire. Dunque non tutte le correnti religiose, in ogni momento, sono equivalenti, così come, nel passato animale, non tutte le phila erano destinate a emergere nell’Umanità; ma una di loro (o almeno un gruppo tra di loro) rappresenta ad ogni pagina della Terra, la regione in cui porsi per promuovere e subire più efficacemente i progressi della divinizzazione del Mondo.

Da questi concetti conseguono dei possibili criteri di valutazione delle religioni:

L’attrazione per il Tutto si rivela ad ogni uomo, e da sempre, come un’esperienza religiosa. Ma qual è l’autentica? Un tempo si dava decisiva importanza ai miracoli, che però costituiscono un criterio di verità secondario. La validità di una Religione è comprovata dalla coerenza con le sue fedi ‘terrene’: fede nell’unità del Mondo, fede nell’esistenza e nell’immortalità dello Spirito [di ogni persona e quello emergente dall’ultima grande sintesi dell’umanità], che si compendiano nell’adorazione di un Centro, personale e Personalizzante, di convergenza universale.

Una Religione dell’Evoluzione: ecco, dunque, finalmente, la cosa per cui, per sopravvivere e super vivere, l’Uomo ha sempre più esplicitamente bisogno, non appena accede alla coscienza del suo potere e del suo dovere di ultraominizzarsi da sé. In un regime di cosmo-noogenesi, il valore comparato delle Fedi religiose diventa misurabile sulla base del loro rispettivo potere d’attivazione evolutiva. Utilizzando questo parametro onde trovare, tra le varie correnti del pensiero moderno, se non la pienezza almeno il germe di quella che, riguardo alla sua potenza ultraominizzante, può essere considerata come la Religione di domani, in quale direzione andare?[1]

TdC sostiene dunque una evidente e pressante responsabilità del presente verso il futuro (oltre i meriti o i millantati crediti del proprio passato); con una diretta conseguenza, quindi: la responsabilità verso il futuro diventa un valore maggiore della fedeltà, rispetto a quella verso il passato alle proprie tradizioni.

2. Nella dimensione globale:

Il mondo moderno è caratterizzato da processi in accelerazione. In questo breve documento si possono esporre solo veloci flash di una aggiornata analisi delle dinamiche in atto:

- i tempi corrono troppo velocemente …

- le occasioni sfuggono …

- vi sono troppe turbolenze in rapida successione: come intercettarne il senso, oltre le contraddizioni e le ambivalenze?

- numerose sono le trappole: aggrapparsi all’appartenenza, all’identità, alla confessione.

- molti sono i rischi: galleggiare su un presente troppo «liquido» (Bauman), un effetto di impaludamento e senso di impotenza (tra il diplomatico e lo statico) che porta a chiedersi se il dialogo è finito? (Salvarani).

3. L’emergenza spirituale del nostro tempo è la polarizzazione crescente fra due tendenze contrastanti e divaricate, tra un polo tendenzialmente regressivo [le Religioni in ripiegamento su di sé, caratterizzate dalla prevalenza dei richiami a tradizioni, culture e perfino nazioni] ed un polo tendenzialmente progressivo. Merita ricordare

-       il primato della coscienza emergente nelle scienze umane, nella cultura laica, nel «nomadismo religioso» (scelte, itinerari, percorsi di ravvedimento/combattimento interiore, di libera ricerca, di teshuva (ritorno), di metanoia (cambiamento), nei movimenti di protesta, nel gruppo dei teologi latino-americani (in connessione al testo di Matthew Fox, In principio era la gioia), come nel nuovo sito campodeifiori (collana diretta da Vito Mancuso);

-       i moventi religiosi delle mobilitazioni di massa, vedasi uno studio in Rivista OASIS arrivo (luglio 2012);

-       in ambito cristiano, dal Movimento Ecumenico alla primavera del Concilio, dai movimenti conciliaristi di questi anni fino all’auto convocazione ecclesiale di base del 15 settembre 2012;

-       la consapevolezza emergente sul piano interculturale come anche su quello mondiale, con le avanzanti sintonie in ambito spirituale e mistico che vediamo convergere per l’universalismo! (vedi i seminari di UNI-VERSUM: da Fabriano 2008 a Firenze 2012).

4. Conclusioni assertive e impegnative

A) una parabola discendente o una nuova epoca assiale? Nel 1946 TdC da una parte assume una valutazione realistica sulle difficoltà e sui tempi di questo processo unificante, affermando: «le grandi correnti mistiche attuali non sono conciliabili in modo immediato». Afferma inoltre: «In queste condizioni, un riavvicinamento o alleanza tra movimenti ecumenici non epurati mi parrebbe (al di fuori di una generica simpatia) cosa ancora prematura», TdC insiste su due condizioni: «la percezione chiara di un “tipo” ben definito (e reale) di Dio e di un “tipo” egualmente ben definito di Umanità: Se ogni gruppo mantiene il suo tipo di Dio e il suo tipo di Umanità (e se questi tipi sono eterogenei) non ci può essere alcun accordo serio: non si produrrà se non su equivoci o per puro sentimento».[2]

Passiamo ora agli auspici di TdC: «l’Umanità presente esita e soffre, al culmine della sua potenza, perché non ha delineato il suo polo spirituale. Essa manca di Religione». Però, osserva, «Le cose non si ripetono, ma il Mondo avanza … L’energia libera, pensante, sprigionata dalla Terra, non può essere dominata da nessun ordine stabilito che debba essere subìto o conservato. Morale e Religione (come l’ordine sociale nel suo insieme) hanno cessato di essere per noi una Statica; occorre, per sedurci e salvarci, una Dinamica». Ed esclama: «Non vogliamo più saperne di una Religione di regolarità; ma sogniamo una Religione di conquista»[3][ove conquista va intesa come impegno attivo nella vita - in avanti - e servizio d’amore]. Dunque, se ne ricava la forte esigenza di una nuova fase profetica per le religioni. Questo oggi significa sostenere e spingere l’unificazione planetaria! Dobbiamo e possiamo quindi misurare ogni leader spirituale su questo aspetto: qui faccio notare l’apprezzamento dell’antropologo andino Juan Nunez Del Prado verso Bahá’u’lláh [da lui considerato quale essere del quarto livello spirituale, quello massimo].

B) ma quale conversione? L’invito alla conversione delle religioni! (R. Panikkar). Ne consegue che l’amore si vive sulla Terra, nei corpi, nella rigenerazione della vita. Qui risiede la specificità cristiana nella storia umana: Dio si fa carne in Maria e Gesù: l’umanità è assunta a ruolo di co-creazione non solo per rivelare il vero volto di Dio, ma per rivelare la dimensione piena dell’umanità, chiamata alla comunione con il divino, non solo «animali razionali», ma «esseri divini».

C) Che cosa fare subito: avviare l’educazione al pluralismo religioso e conoscere bene almeno due religioni.

D) Quale appello finale? Date ascolto ai cuori, unite le forze e … rompete le righe! Torna alla mente l’esempio e il coraggio di Myriam-Mariam-Maria, nelle parole di Angela Volpini: “sono venuta per insegnarvi la felicità sulla terra”.

 

 



 

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